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Pelle artificiale ricavata dalle meduse. È autorigenerante, elastica e sensibili al tocco

pelle artificiale

Prendendo ispirazione dalle meduse, alcuni ricercatori dell’Università Nazionale di Singapore hanno sviluppato una pelle sensibile al tatto che potrebbe essere utilizzata per aiutare gli umani a interagire con le macchine.

Gli scienziati hanno trovato ispirazione dagli invertebrati per costruire una sorta di pelle elettronica, elastica, sensibile al tocco, battezzata GLASSES, che potrebbe essere utilizzata per sviluppare robot hitech e varie interfacce di comunicazione uomo-macchina.
“Ci siamo chiesti come creare un materiale artificiale che potesse imitare la natura resistente all’acqua delle meduse e allo stesso tempo essere sensibile al tatto… ciò che rende il nostro materiale diverso, è che può mantenere la sua forma sia in ambienti umidi che asciutti, funziona bene nell’acqua di mare e anche in ambienti acidi o alcalini”, ha dichiarato Benjamin Tee, ricercatore a capo dello studio. I dettagli dell’innovativa pelle artificiale sono stati pubblicati sul magazine Nature Electronics del 15 febbraio.

Mescolando una plastica elastica con un liquido ionico ricco di fluoro in un gel, i ricercatori sono così riusciti a dare vita a una pelle trasparente che è in grado di autorigenerarsi ed essere impiegata in ambienti umidi, una particolarità che gli idrogel usati nell’ingegneria dei tessuti non sono in grado di fare.
Se la pelle viene tagliata o lacerata, il team ha dimostrato che potrebbe riprendere attivamente la conduttività elettrica in pochi minuti e “sanarsi” entro pochi giorni.
Il materiale utilizzato per la creazione della pelle sintetica è anche conduttivo, può quindi rispondere ai tocchi, allungarsi e torcersi modificando le proprietà elettriche della pelle e misurando tali cambiamenti; tale caratteristica potrebbe essere utile per dare vita a sensori, magari da impiegare in campo robotico, che rispondano al tatto, un settore emergente della robotica che si occupa della costruzione di robot da materiali più malleabili e flessibili.

La pelle che strizza l’occhio all’ambiente

La pelle che si autorigenera può avere effetti positivi anche sull’ambiente, la sua caratteristica di rinnovarsi nel tempo evita il costante riciclo dei prodotti elettronici a cui siamo abituati, ben oltre 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici prodotti ogni anno. All’uopo Benjamin Tee ha dichiarato: “Speriamo di creare un futuro in cui i dispositivi elettronici realizzati con materiali intelligenti possano svolgere funzioni di autorigenrazione, così da ridurre la quantità di rifiuti elettronici prodotti costantemente mondo”. Fonte